I Miracoli del SS.mo Crocifisso

Il fervore religioso dei cosentini per il SS.mo Crocifisso aveva senz’altro radici profonde, radicate nel loro cuore da una ininterrotta predicazione della parola di Dio. 
Questo alto sentire cristiano cattolico è sempre rinascente. Particolarmente quando il popolo s’è trovato in condizioni di emergenza ha sempre beneficiato della prodigiosa protezione del SS.mo Crocifisso. Ne è testimonianza l’ininterrotta tradizione orale; ma anche quella scritta non è scarna. Tuttavia a fruirne di più è stato il mondo contadino nell’implorare la pioggia o perché cessasse quando poteva nuocere ai raccolti. 
Per non restare nel vago, raccontiamo qualche avvenimento che hanno tutte le caratteristiche del miracolo: invocazione a Dio, immediatezza dell’accaduto, durata nel tempo. 

 

Uno di questi lo troviamo in una lettera che il Superiore cappuccino di Cosenza, padre Andrea da Colliano, scrisse al superiore provinciale l’8 agosto 1920, per informarlo che ormai da più tempo alcuni militari alloggiavano nell’ex convento della Riforma a guardia di un deposito di benzina:
“Ora la metto a conoscenza della disgrazia successa il I° agosto, che per vera grazia segnalatissima del SS.mo Crocifisso non ebbe gravissime conseguenze. Verso le ore 22 si attaccò il fuoco al deposito di centinaia di quintali di benzina ch’erano nell'ex convento della Riforma. Tutta Cosenza accorse. Le fiamme già entravano attraverso le finestre e lambivano le pareti della Chiesa. Io misi in salvo il necessario, poi attaccammo due immagini del Crocifisso alle finestre della cucina e del refettorio. Chiudemmo le imposte e affidammo la salvezza della chiesa e del fabbricato al Crocifisso.  Ci crederebbe? Dopo tre minuti il magazzino del deposito già in preda alle fiamme fu spento. Latte di benzina di vari quintali, già in fiamme, furono miracolosamente spenti e nessun soldato riportò la benché minima scottatura. Altri cinque minuti e sarebbe scoppiato il deposito e tutto il rione della Riforma, compreso il quartiere dei ferrovieri, sarebbe stato distrutto”. 

 


Un altro miracolo lo rileviamo dai ricordi di Lucia Vivacqua, sorella della miracolata: 
"Il 19 agosto 1927 Maria Ludovica Vivacqua nacque a Luzzi affetta da stenosi unilaterale congenita delle vie lacrimali. Questa fu la diagnosi del Dr. Attilio Fava, primario del reparto oculistico dell’Annunziata di Cosenza. Aveva visitato attentamente la neonata, chiamato dalla madre, che s’era accorta della continua lacrimazione della figlioletta. 
Poiché la piccina non poteva essere operata prima dell’età minima di due anni, il dottore istruì la mamma come pulirla e medicarla due volte al giorno per evitare la formazione e l’accumulo di pus nell’occhio interessato, che doveva restare bendato in permanenza. Il dottore ovviamente la controllava periodicamente. Benché temporanea era comunque una menomazione che procurava alla mamma un’atroce sofferenza. Curava sì con tanto amore la sua bimbetta, però nutriva la speranza che Dio operasse un miracolo, affinché non patisse e non restasse così conciata per tanto tempo. Fu esaudita il 3 maggio 1928. 
Avvenne così: insolitamente quell’anno la processione del Santo Crocifisso passò per via Paparelle. Di ciò la signora Anna fu preavvisata da un fanciullo sconosciuto, che la sollecitò a vederla dal balcone. Così fece e, al passaggio del santo Simulacro, invocò con fede: “SS. Crocifisso, se è vero che sei tanto miracoloso, guarisci la mia bambina”. Dopo ciò fu pervasa da una grande serenità, che si tramutò in gioia indicibile la sera quando, facendo la seconda medicazione, dopo circa nove mesi trovò completamente asciutto l’occhio della sua figlioletta.  Tutti in casa furono felici dell’avvenimento, però prudentemente non gridarono al miracolo prima che si pronunziasse il medico. Il Dr. Attilio Fava, dopo aver visitata più volte meticolosamente la sua piccola paziente, sentenziò: “È una guarigione straordinaria, perché avvenuta istantaneamente; non posso dire che sia un miracolo perché non sono credente, ma devo ammettere che si tratta di una guarigione che non si spiega con la scienza”.  Invece per la famiglia Vivacqua, ch’era credente, fu vero miracolo. Per questo fu sempre devota al SS.mo Crocifisso, come lo sono ancora i soggetti superstiti."

 


Il seguente racconto è stato scritto da
Fr. Giocondo Leone:

"I contadini, prima che si inurbassero, non ad altri si rivolgevano che al SS.mo Crocifisso, particolarmente quando era necessaria la pioggia o perché cessasse quando comprometteva il raccolto. Ebbene, quando ciò accadeva, senza alcuna intesa, cioè autonomamente, gruppi di contadini, uomini e donne, convenivano alla chiesa della Riforma da tutte le contrade rurali, per impetrare la grazia. Né ci si poteva rifiutare alla loro richiesta: celebrazione della santa messa con discorsetto esortativo, recita delle invocazioni rituali. Tutto si svolgeva nella cappella del SS.mo Crocifisso, adornata da molte lampade ad olio, generosamente offerto dai partecipanti. Così non meno di tre giorni, ogni volta. Quello che stiamo per raccontare accadde nella torrida estate 1941, quand’ero giovanissimo sacerdote e fui incaricato a presiedere la celebrazione. Ricordo che mi sentivo in piena sintonia coi fedeli perché, al di là della siccità della terra, anche le persone soffocavano. Sono certo che ho pregato meglio che ho saputo.  Macche, neanche al terzo giorno un po’ di refrigerio!  Avevo sentito dire che in altre circostanze, non ottenuta la grazia, i contadini pretendevano si facesse addirittura una processione col SS.mo Crocifisso. Perciò, siccome proprio quel giorno son dovuto andare a Luzzi, camminando a piedi, dal bivio al paese, mi chiedevo cosa sarebbe successo a Cosenza, visto che di pioggia nessun indizio. In cuor mio ero solidale con i devoti del SS.mo Crocifisso, perché in quel pur breve tragitto ansimavo e mi dicevo: non sono stato efficace a Cosenza, lo sarò a Luzzi? 
Fui punito per la mia poca fede! Premiata invece quella della buona gente che, in ultima analisi, aveva pregato con lo stesso Gesù crocifisso: “Dacci il nostro pane quotidiano”. Proprio così perché, contrariamente ad ogni previsione possibile, all’improvviso si oscurò il cielo e incominciò a piovere abbondantemente. Mi inzuppai, ma ero felice. Appena fui a casa del parroco telefonai a Cosenza per sapere se pioveva. Sì, mi fu risposto. Ringraziai il SS.mo Crocifisso, e lo ringrazio ancora, perché ho la certezza del miracolo: non si trattò di temporale estivo perché, senza arrecare alcun danno, la pioggia cadde a sufficienza per alcuni giorni: si ritornò a vivere!"

 

Altri due avvenimenti miracolosi:

 

Nel 1811, durante la dominazione Francese, una quantità immensa di bruchi, invase i nostri territori, recando danni gravissimi alle campagne. Il solerte Intendente Galdi, preoccupato seriamente di questa apparizione, provvedeva sollecitamente, suggerendo alle autorità locali di spiegare tutta l'attività, ed usare ogni mezzo per distruggere i sopradetti bruchi. Non si approdò a nulla. Il popolo attribuì tale invasione al castigo divino, e ricorse al SS.mo Crocifisso della Riforma per liberarlo dall'immane flagello; il simulacro fu portato solennemente in processione per la Città e per le campagne, e come si narra, immediatamente, i bruchi si allontanarono. Il popolo Cosentino ringraziò il SS.mo Crocifisso per l'avvenuto miracolo, e negli anni successivi la devozione crebbe, specie fra i contadini.

 

Agli inizi del '900 la Chiesa era un pò lesionata, e per ordine superiore, dovendosi restaurare, veniva chiusa. Durante la terrificante alluvione del 30 ottobre 1903, che aveva allagato tutta Cosenza e minacciava rovina, alcuni giovanotti sfondarono la porta della Chiesa, penetrarono dentro, e presa la statua del SS.mo Crocifisso la portarono fuori in processione. Appena giunti alle prime case, il cielo si rasserenò, spuntò il sole e cessò di piovere...

 

 

Questi episodi sono emblematici, rappresentano cioè la miracolosa potenza del simulacro del SS.mo Crocifisso, la grande fede dei cosentini che, attraverso l'immagine, risalgono alla divinità del Cristo, e la determinazione dei Frati Cappuccini nel sostenere far crescere e detta fede.

 


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