Il SS.mo Crocifisso

SANTISSIMO CROCIFISSO MIRACOLOSO

 

 

Il Martire Divino si è eletto il colle della Riforma a suo seggio, per essere a voi faro di luce e di speranza, ed è lì, che voi, o Cosentini, dovrete rivolgere il vostro sguardo, le vostre preghiere, i vostri voti, e siatene certi che la vostra navicella non incontrerà scogli, non temerà le bufere nel cammino tempestoso della vita, e arriverà sicura al porto della salute.

 

 

L'opera più insigne che la nostra Chiesa custodisce, un autentico capolavoro della scultura lignea del '600

 

 

I COSENTINI E IL SS.MO CROCIFISSO

Mentre i Frati Riformati sono ricordati dalla nomenclatura cittadina con la voce “La Riforma”, i Frati Cappuccini hanno il merito di aver tanto potenziata e incrementata la venerazione del miracoloso simulacro del SS. Crocifisso al punto che, cosentini e non, oggi individuano la chiesa ove si venera con l’appellativo “Santuario del SS.mo Crocifisso”

 

La devozione dei cosentini per il SS.mo Crocifisso è una realtà pregressa. Risale alla presenza dei Frati Riformati, visto che il santo Simulacro è opera seicentesca secondo i parametri artistici cui si sono attenuti gli esperti della Sovrintendenza delle Belle Arti che lo hanno restaurato. Perciò è pura favola ripetere che fosse appartenuto alle monache Clarisse che lo avrebbero murato prima di abbandonare definitivamente il monastero extraurbano, quando si trasferirono per sempre nell’ambito cittadino. Poi lo avrebbe sognato un frate il quale, avendolo trovato dopo opportune ricerche, lo avrebbe esposto alla venerazione dei fedeli. 
È vero invece che quando monsignor Eugenio Vallega, predicatore a Cosenza, visitò la chiesa della Riforma circa 50 anni dopo la soppressione, si fece meraviglia perché, essendo ricca di opere d’arte, fosse officiata saltuariamente e poco curata. 
Prima di uscire si soffermò ad ammirare in una delle cappelle un bellissimo Crocifisso, attratto dall’espressione dolorosa di tutto il corpo, ma particolarmente del volto invitante alla compassione. Ne restò ammaliato! 
Pensò subito che la cappella era troppo disadorna; quel Cristo crocifisso, simbolo della umana Redenzione, di per sé meritava altra sistemazione, prescindendo dal suo valore artistico. Espresse questo suo sentimento all’accompagnatore don Giuseppe Vitari il quale essendo per allora rettore della chiesa, lo condivise pienamente. Monsignor Vallega, durante la predicazione, lanciò l’idea del suo progetto, perorandolo con tanta enfasi da suscitare grande fervore religioso nel suo uditorio da restarne lui stesso stupito, specialmente quando seppe che la cosa era gradita a tutta la cittadinanza, quella rurale in particolare. Subito cominciarono le sottoscrizioni, tutte generose secondo le possibilità di ognuno. Perciò si dié mano al lavori, sgombrando la cappella di tutto ciò che poteva ostacolare il ripristino. Per abbellire la nicchia fu rimosso il seicentesco Crocifisso di media grandezza, scolpito a tutto tondo.  Per preservarlo, in seguito, dalla polvere e dalla fumigazione dei ceri, alla nicchia fu applicata una lastra di vetro. L’altare fu rivestito con marmi policromi.  Il pittore cosentino De Maria affrescò la volta con angeli oranti e con festoni di fiori la parte alta delle pareti; furono sostituite le balaustre di legno con due di marmo bianco, aventi al centro un cancelletto in ferro battuto. Il 3 maggio 1908, in occasione della festa annuale, vi fu l’inaugurazione solenne cui partecipò l’arcivescovo mons. Camillo Sorgente, le Autorità cittadine e tanto, tanto popolo.
 

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LE FOTO DEL SS. CROCIFISSO DELLA RIFORMA